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Agricoltura di qualità tra sfruttamento e caporalato: ad Eboli iniziativa di Cgil e Flai con Davide Fiatti

Scritto da (admin), mercoledì 26 febbraio 2020 10:05:14

Ultimo aggiornamento mercoledì 26 febbraio 2020 10:05:14

In provincia di Salerno ne settore dell’agricoltura di eccellenza, secondo i dati forniti dalla Fondazione Metes, c’è stato un aumento degli occupati e delle giornate lavorative nelle oltre 3500 imprese con un trend positivo dell’export che, anno dopo anno, aumenta. È un settore che non vede crisi, ma che resta attanagliato dalla piaga dello sfruttamento e del caporalato. Nonostante l’introduzione della legge 199, il lavoro di "sindacato di strada" messo in campo dalle organizzazioni sindacali fa registrare ancora una forte presenza di questo fenomeno nell’area della piana del Sele. È per questo che domani, nell’aula consiliare del Comune di Eboli, si tenterà un momento di discussione con la Cgil e le istituzioni locali, enti ed associazioni di categoria sul tema dell’agricoltura di qualità che da tempo vede in campo Cgil e Flai con la proposta della certificazione etica e di qualità, per garantire diritti e tutele a chi lavora nel settore. «A tre anni dall’entrata in vigore della legge 199 - dice Giovanna Basile della Flai Cgil - poco o nulla è cambiato. Nella provincia di Salerno lavorano più di 27 mila braccianti e oltre il 40 per cento è composto da lavoratori stranieri di varie nazionalità: marocchina, rumena, indiana e ucraina. A questi numeri dobbiamo però aggiungere oltre il 60 per cento di lavoro nero. Il livello di sfruttamento, di sottosalario, (25-28 euro per 10 ore di lavoro) non fa distinzione di etnia, colpisce allo stesso modo i migranti e gli italiani. Da marzo a giugno, da settembre a dicembre - continua Basile - centinaia di pullman e pulmini, tutti fatiscenti, si spostano per l'intera provincia carichi di lavoratrici e lavoratori avviati alla raccolta o alla semina. La nostra agricoltura di qualità – conclude la segretaria Basile - è purtroppo basata ancora sullo sfruttamento dei braccianti, soprattutto di quelli immigrati».

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