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Cronaca

Il dramma dei lavoratori in nero, che rischiano di rimanere senza soldi

Scritto da (admin), mercoledì 25 marzo 2020 10:00:16

Ultimo aggiornamento mercoledì 25 marzo 2020 10:00:16

Ha fatto molto discutere l’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal Ministro per il Mezzogiorno Giuseppe Provenzano, che ipotizzava aiuti ai lavoratori in nero. Al Sud la piaga del lavoro illegale esiste e c’è gente che rimane senza soldi. «Inutile nasconderselo, l’economia meridionale ha una vasta zona grigia di sommerso che ha riflessi anche sull’economia legale», ha detto il ministro Provenzano al Corriere della Sera. Il titolare del dicastero per il Mezzogiorno risponde ad una domanda precisa, senza eludere, con sano realismo: «le misure che il governo ha messo in campo fin qui hanno privilegiato l’emerso, com’era inevitabile- prosegue Provenzano. Ma se la crisi si prolunga, dobbiamo prendere misure universalistiche per raggiungere anche le fasce sociali più vulnerabili: le famiglie numerose, oltre a chi lavorava in nero. Non basta la cassa integrazione in deroga per gli artigiani». Un vero e proprio sasso lanciato nello stagno dalle acque torbide di questa emergenza coronavirus. L’effetto è quello di uno tsunami, con parte del mondo politico (Italia Viva e Lega, tanto per citare esempi palesi) che s’è indignato per quella che è apparsa come una proposta indecente. In effetti lo è, se viene presa alla lettera, perché è ovvio che chi lavora in nero non paga le tasse, che incassa soldi "puliti" senza contribuire ai bisogni della collettività e che proprio a causa del lavoro sommerso e di chi lo favorisce senza scrupoli si sono dovuti fare- ad esempio- tagli ai servizi e alla sanità che scontiamo adesso. Però va detto, con sano realismo, che il ministro Provenzano dice quello che- nella pratica- sperimentiamo nella trincea quotidiana: perché anche alla nostra redazione o in diretta nel contenitore mattutino dedicato al Coronavirus arrivano telefonate di chi sbarcava il lunario con lavoretti ovviamente a nero e che ora, di punto in bianco, si ritrova senza niente e senza soldi. Con una famiglia da mandare avanti. Si dirà: potevano pensarci prima e questo è sicuramente vero. Ma è innegabile che il problema c’è e può rappresentare una polveriera se le politiche sociali dei Comuni, la Chiesa ed il volontariato e forse anche lo Stato non faranno qualcosa. E’ per questo che il ministro Provenzano dice che «va fatto di più sulle infrastrutture sociali e per ridurre i divari, perché tragedie come questa uniscono un Paese, ma ne mettono anche in risalto le linee di faglia».

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