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Tu sei qui: CronacaTerremoto: 40 anni fa il sisma che cambiò la storia locale e nazionale

Cronaca

Quasi tremila persone morirono

Terremoto: 40 anni fa il sisma che cambiò la storia locale e nazionale

Devastò la Campania e la Basilicata

Scritto da (Andrea Siano), lunedì 23 novembre 2020 11:04:40

Ultimo aggiornamento lunedì 23 novembre 2020 12:54:40

Sono trascorsi quarant'anni dall'immane tragedia provocata dal terremoto che devastò la Campania e la Basilicata. Quasi tremila persone morirono sotto le macerie delle proprie case, o in conseguenza delle distruzioni di edifici. Il sisma cambiò la storia locale e nazionale.

La tragedia

Papa Francesco, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: non c'è voce istituzionale o di chi semplicemente c'era, 40 anni fa, che non si levi oggi a ricordare quella sera di domenica 23 novembre, ore 19.34, i secondi interminabili di una scossa tra le più potenti mai registrate. E poi i tremila morti, le migliaia di feriti e senzatetto. Le macerie, i container, la speculazione edilizia, i palazzoni nei paesi presepe, le ruberie, il sogno assurdo delle industrie nelle zone montane, lo spopolamento di interi territori, le generazioni distrutte.

Le voci

Ma a quarant'anni di distanza si può anche dire che quel terremoto non segnò solo con la sofferenza intere comunità, perché dallo scavare a mani nude e con comandi improvvisati si passò alla meravigliosa macchina organizzativa della protezione civile; dall'ignoranza assoluta sulle costruzioni antisismiche alla conoscenza profonda di regole che erano già parte di esperienze maturate all'estero. E poi, come scrive oggi il Capo dello Stato Mattarella, «anche il senso di comunità consentì allora di reagire, di affrontare la drammatica emergenza e quindi di riedificare borghi, paesi, centri abitati e con essi le reti di comunicazione, le attività produttive, i servizi, le scuole». Tutto questo «appartiene alla nostra memoria civile. Profonda è stata la ferita alle popolazioni e ai territori. Immensa la volontà e la forza per ripartire». Ed un filo rosso lega queste parole a quelle del presidente di allora, Sandro Pertini, che disse: «il modo migliore per onorare i morti è pensare ai vivi».

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