Ciro Verdoliva: «Un segnale concreto di attenzione ai più piccoli e alle loro famiglie»

Giornata della prematurità, il Ruggi si illumina di viola

La TIN dell'azienda ospedaliera di Salerno, è un'eccellenza e si continuerà a investire in competenze, ricerca e umanizzazione delle cure
Francesca Salemme

Viola è il colore simbolo della Giornata Internazionale della Prematurità che si celebra oggi (17 novembre), per questo, la Torre Cardiologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno si illuminerà di viola. Nel mondo un bambino su dieci nasce prematuro, cioè con una durata della gestazione compresa tra le 22 e le 37 settimane, mentre in Italia il numero oscilla tra i 25mila e i 30mila bambini prematuri all’anno. Questa nascita anticipata è una condizione che può segnare in maniera irreversibile tutto il resto della vita  perché comporta un incompleto sviluppo di organi e apparati, con tutti i rischi e i problemi connessi: neurologici, sensoriali, respiratori e funzionali che impattano sui comportamenti e sulla vita sociale. Ecco perché per sopravvivere, il neonato prematuro ha bisogno di reparti altamente specializzati, dotati di tecnologie avanzate per sostenere la funzione respiratoria, la nutrizione, la terapia farmacologica e la prevenzione delle infezioni in soggetti immunologicamente fragili. Il Reparto di Terapia Intensiva Neonatale del “Ruggi”, diretto dalla dottoressa Graziella Corbo, dà il suo quotidiano contributo nella cura dei neonati che nascono prematuramente: un luogo di sguardi, di prove durissime, di storie colme d’amore… un mondo parallelo e silenzioso. «Come Azienda – sottolinea l’ingegner Ciro Verdoliva, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno – sentiamo il dovere di ribadire alle famiglie che il nostro obiettivo è garantire alla Terapia Intensiva Neonatale le migliori condizioni organizzative, tecnologiche e professionali possibili, continuando a investire in competenze, ricerca e umanizzazione delle cure».

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