Le indagini sono scattate dopo il maxisequestro dello scorso anno

La droga dei terroristi passava per il porto di Salerno

Nello scalo salernitano i finanzieri rintracciarono un carico di 17 tonnellate di stupefacente, tra cui le amfetamine captagon
Francesca De Simone

La droga dell'Isis, proveniente dalla Siria, transitava per il porto di Salerno per poi ripartire per il Medio Oriente: il traffico internazionale di stupefacenti è stato ricostruito dalla Guardia di Finanza a partire dal maxisequestro dello scorso anno, fino ad arrivare all'arresto di ieri di Amato, titolare di una società di servizi svizzera, finito in carcere, e Apicella, spedizionere doganale ora ai domiciliari. Nel giugno del 2020 i finanzieri di Salerno e Napoli scovarono un carico di 17 tonnellate di stupefacente, tra hashish e amfetanime captagon, utilizzate dai combattenti dell'Isis.

Il traffico internazionale è stato minuziosamente ricostruito. Lo stupefacente doveva transitare nel porto di Salerno alla volta del Medio Oriente: la Siria, infatti, è inserita nelle «black list» del sistema doganale Schengen per i rischi connessi a spedizioni pericolose. Gli investigatori ritengono che presso lo scalo marittimo salernitano venivano emesse da parte dell'agente doganale delle nuove polizze di carico della spedizione mentre l'imprenditore elvetico provvedeva a una nuova fatturazione utilizzando aziende commerciali compiacenti e nella sua piena disponibilità.

In estrema sintesi i due indagati utilizzavano la pratica doganale del «tramacco», attraverso la quale riversavano la merce del container di origine all'interno di un altro. In tal modo riuscivano ad eliminare tutte le tracce della provenienza siriana della spedizione commerciali che così non risultava, in modo ingannevole, in partenza dal porto di Salerno ma poteva essere rispedita in sicurezza nei Paesi Arabi. I finanzieri hanno eseguito intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a mirati accertamenti bancari che hanno consentito di scoprire il «modus operandi» e di risalire ai pagamenti – transitati estero su estero – dalla società di trasporto svizzera allo spedizioniere doganale. Secondo quanto emerso dalle indagini sarebbe stato eliminato ogni segno distintivo del luogo di provenienza del carico, sia dalla documentazione commerciale che dai container, al fine di evitare ispezioni doganali negli scali portuali intermedi.

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