Pagani, derby e follia: l’agguato era stato pianificato

Francesca De Simone

L’agguato ai tifosi della Casertana era stato dettagliatamente organizzato, con un perfetto piano di avvistamento, con tanto di vedette pronte ad informare sui cambi di percorso dei due pullman che trasportavano i sostenitori rossoblù allo stadio. E’ quanto emerso dalle prime indagini effettuate dai Carabinieri e dalla Polizia sugli scontri di domenica scorsa a Pagani, prima del derby al Torre. Gli autobus sono stati dirottati dalle forze dell’ordine su un altro percorso rispetto a quello pianificato, proprio perché, lungo il tragitto, alcuni movimenti sospetti avevano spinto ad un cambio di programma. Le vedette, però, hanno avvisato in tempo reale gli ultras azzurrostellati delle modifiche in corso. Di conseguenza, un primo gruppo è riuscito a staccarsi e a raggiungere i bus, dando vita agli scontri, nonostante la presenza di Carabinieri e Polizia. Se non ci fosse stato il cambio di percorso, i pullman si sarebbero ritrovati davanti una folla di teppisti ben più nutrita, quella che era pronta all’assalto e che è giunta sul luogo degli scontri solo successivamente. Ad innescare l’incendio è stato un fumogeno lanciato sul tetto di uno dei due autobus e, come ha evidenziato il questore Conticchio, si è evitata la strage: le porte del mezzo si sono, fortunatamente, subito aperte, permettendo la fuga delle persone a bordo. I protagonisti di questa follia, che al momento degli scontri avevano il volto coperto da passamontagna, sono poi andati tranquillamente allo stadio ad assistere alla partita ed è stato così possibile, mettendo a confronto i filmati delle telecamere di videosorveglianza, riconoscerli attraverso l’abbigliamento e quindi identificarli. Domani ci sarà l’udienza di convalida degli arresti per i sette ultras paganesi, al momento ai domiciliari, mentre i due sostenitori della Casertana sono stati rimessi in libertà. Per loro, il gip del Tribunale di Santa Maria Capuavetere ha stabilito l’obbligo di firma per tre volte a settimana presso la polizia giudiziaria, accogliendo la tesi difensiva secondo la quale si sarebbero difesi dall’aggressione.

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