Salerno e le principali città della provincia continuano a mostrare un’economia solida, servizi diffusi e una qualità della vita sopra la media. Ma sotto la superficie resta una crepa profonda: la denatalità, che rischia di indebolire progressivamente il tessuto urbano e sociale. È quanto emerge dal rapporto “L’Italia Policentrica. Il fermento delle città intermedie”, promosso da Mecenate 90 e dal Centro Studi delle Camere di Commercio Tagliacarne, presentato a Unioncamere. Il dossier colloca Salerno, Eboli, Battipaglia e Nocera Inferiore tra le 157 città intermedie italiane che trainano valore aggiunto e servizi. Per il capoluogo, il 2022 registra circa 3,9 miliardi di valore aggiunto e una qualità della vita considerata equilibrata. Ma i residenti scendono: dai 127.811 del 2021 ai 126.715 del 2024, fino alla proiezione choc dei 101.974 nel 2050. Un trend che avanza nonostante gli investimenti culturali, come l’ampliamento del Giardino della Minerva, citato nel rapporto come esempio di rigenerazione urbana a base culturale. Lo scenario si ripete nel resto della provincia. Battipaglia, oggi poco sotto i 50mila abitanti, potrebbe perderne oltre seimila nei prossimi 25 anni. Eboli scenderebbe dai 37.581 residenti del 2024 ai 33.927 stimati per il 2050. A Nocera Inferiore si passerebbe da 43.752 a 35.699 abitanti nello stesso arco temporale. Eppure, le città intermedie restano un motore del Paese: producono un valore aggiunto pro capite del 16% più alto della media italiana e mostrano una maggiore resilienza allo “inverno demografico”. Secondo il rapporto, sono centri che generano innovazione, servizi di prossimità e processi di riqualificazione capaci di contrastare degrado e isolamento. Tuttavia, proprio qui arriva il nodo. Come ricorda Giuseppe De Rita, presidente del comitato scientifico di Mecenate 90, queste città custodiscono fragilità antiche e nuove, ma anche una forte spinta collettiva alla crescita. Una spinta che rischia di essere frenata dall’emorragia di residenti, in particolare giovani.
Città vivaci, culle vuote: la sfida demografica frena la crescita
Qualità della vita alta ma Salerno perde abitanti
Anche Salerno rischia di scendere sotto i 102mila residenti entro il 2050
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