E se stavolta fossero i tifosi ad avere ragione? A Salerno, la rabbia non è un hashtag: è un’azione collettiva. Dopo il sit-in di lunedì sera, la Curva Sud Siberiano è passata dalle parole agli striscioni, inondando la città con messaggi chiari, durissimi, inequivocabili: “A tavolino cambiate il finale, ma a Salerno sarà inferno reale”. Un avvertimento? No, una dichiarazione d’intenti. Perché in questa storia surreale – rinvii a data ignota, avversari che cambiano, playout che svaniscono – a perdere è la credibilità del sistema calcio. La Salernitana resta sospesa, nel limbo tra una sentenza attesa e un regolamento ballerino. Gli ultras, per una volta, non urlano solo per fede. Protestano contro una gestione definita confusa, ambigua, pilotata. Nel mirino, la Lega Serie B, la FIGC, Gravina. Ma anche le promesse non mantenute. E allora ecco la città parlante, con striscioni ovunque: sui cavalcavia, nei rioni, fuori dallo stadio. Un editoriale urbano. Intanto Vincenzo De Luca ci mette la faccia: “No alle marchette nazionali. Se Brescia ha problemi, si allunghi il campionato a 22 squadre”. Solidarietà sì, ma non a scapito della Salernitana. La squadra aspetta. I tifosi resistono. La giustizia sportiva tentenna. Ma Salerno – questo è certo – non starà zitta.
La Curva Sud "Siberiano" insorge dopo il caos playout
Salerno si ribella: striscioni ovunque contro Figc e Lega B
Dalla protesta pacifica alla città tappezzata
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